Sono felice?

Che bella domanda!

Potrei rispondere dicendo subito SI! Ma sarebbe scontatissimo … mi piace ri-cordare, cioè riportare al cuore, quello che mi ha condotto ad oggi. Non è un arrivo ma solo un ulteriore passaggio chissà verso dove.

Nel 1976 un noto politico del mio paese fu eletto senatore della repubblica ed io con la mia famiglia abitavamo proprio nel palazzo dove lui aveva il suo quartier generale. Per la vittoria politica si radunò tantissima gente sotto casa ed io e mia mamma ammiravamo questo tappeto di folla dal 4’ piano della nostra casa. Mia mamma mi disse: Marilda hai visto quanta gente? Ed io che guardavo il tutto dalla parte più bassa del davanzale in ferro, perché in alto non arrivavo, risposi: “Si mamma, ma per me verrà ancora più gente” Vidi comparire sul suo volto  una misteriosa curiosità. 

Ricordo questo episodio come se fosse ieri. Il giorno delle mia Professione perpetua guardando giù dall’altare della Basilica di Santa Maria degli Angeli in Assisi ebbi la conferma che quella mia audace risposta data a mia mamma 27 anni prima non era proprio un assurdo infantile , ma Dio la stava realizzando: c’era più gente del Senatore! 

Che fatica e che dolore dover dire a casa: vedete io voglio entrare in convento! Mamma mia, che serata e che mesi! Tutto crolla per tutti ed anche per te che ti fidi della promessa che ti chiama a partire senza nessuna certezza! Mamma mia che serata il 2 gennaio 1997! Avevo provato giorni prima con un mio amico che impersonava mio papà ad annunciare il “il lieto evento”. Le prove furono ottima cosa ma poi la vera comunicazione non andò così bene. peccato io non sia riuscita a dire al mio amico Michele come fosse andata a finire, lui mori nella notte tra il 3 e il 4 gennaio. Mamma mia che dolore! 

Mesi di silenzio, tristezza, lacrime, ma occorre tempo e il tempo è un ottimo alleato di Dio. Sono passati 22 anni da quella notte e tutti, e dico tutti, hanno visto, toccato, che infondo infondo non è stata poi una così grande pazzia. O meglio è stata una scelta IMPOSSIBILE, ma come dice un famoso vescovo: “Dio scegliendo me non poteva che scegliere il peggio!” Gusti personali!

Ma che felicità! 

E vabbè ma noi suore che problemi abbiamo? Non paghiamo le bollette, non dobbiamo lavorare, non abbiamo il marito e la suocera, i soldi ce li da il Vaticano … insomma beate noi! 

(Aprirei un sondaggio per capire quante persone pensano questo!) 

Veramente anche a me piacerebbe avere una vita con caratteristiche almeno simili. L’ unica cosa vera è che non abbiamo marito, ma di suocere vi assicuro un mucchio! 

Sento di dire che la vita religiosa è una vera e propria corsa! Si una corsa, avete compreso bene! Niente è fermo! Ma in continuo movimento! Scegliere di vivere caste, poveri e obbedienti, per voi vi sembra una cosa normale? Vivere con persone sconosciute e chiamarle sorelle solo perché come te hanno scelto di vivere la stessa chiamata, vi sembra cosa tranquilla? E poi sempre sempre sempre mettere al primo e dico primo posto nel tuo cuore  Dio come unico uomo, Signore, maestro, amico, amante della tua vita e stare bene attenti che nessuno sostituisca o prenda il suo posto.. beh ne vogliamo parlare! Per carità non dico questo con un tono stanco ma giusto per far comprendere quanto le cose siano serie. 

Una mia consorella, diciamo che lei non è solo una CON-SORELLA è molto di più, mi ha insegnato tanto di questa vita « divina »; oltre a preparare il caffè con l’acqua fredda e non con l’ acqua calda quando devi accogliere una persona, perché accogliere significa perdere tempo per l’altro; questa mia consorella, appunto, con la quale sono stata per lungo tempo in una comunità mi ha piano piano educato alla gratitudine. Che può sembrare una cosa facile ma non lo è affatto. Lei è stata l’ unica, a furia di dirmelo, a farmi capire il senso di dire: grazie! 

La felicità penso, ma perché l’ho sperimentato, arriva quando nella tua vita inizi a dire GRAZIE e non più PERCHÉ. Tu hai tutto e non lo sai. Ora che vivo qui in Ciad sto continuando ad imparare la gratitudine dei poveri. Saluti qualcuno per strada e loro rispondono: ”Bonjour, merci!”. Mio Dio quanto sono lontana anni luce da questa umiltà che non è stupidita, anzi, è pienezza di saggezza.

e allora.. Grazie… che felicità!