Come va?

Certo quando cambi continente, cambia proprio tutto. Colori, sapori, suoni,. Mi accorgo come sia varia e diversa la terra e la curiosità di conoscerla tutta diventa sempre più un desiderio nascosto che diviene più forte e robusto dinanzi alla mia paura provinciale che mi voleva ferma e abitudinaria.

Sono in quarantena, ferma per 2 settimane per custodire chi mi accoglie con tanta cura e attenzione. Sono sorpresa da quanta preoccupazione e paura è circolata negli ultimi tempi qui, si sentono ancora gli echi dei cuori e delle vite che sono state provate. 

Sento spesso pronunciare la parola ATTENZIONE e perdonate la mia disabitudine,  faccio fatica a rientrare dentro queste PAROLE. Sì, faccio fatica perché in Ciad purtroppo, o meno male, non si fa attenzione quasi su NULLA. 

Vivo tra persone che non hanno paura delle piccole e delle grandi pandemie sociali ed economiche e davanti alle minacce ti rispondono spesso: “andrà bene, ma Soeur”. 

Sicuramente qualcuno di voi penserà ora che si è incoscienti o magari irresponsabili…o forse poco intelligenti. Chissà ognuno può giudicare restando fermo oppure provando a fare un passo verso il mettere in discussione le proprie ragioni.

Non so dire cosa sia giusto o non giusto, so solo che da quando vivo lì ho deciso di sospendere il giudizio, perché so di non poter capire un popolo, un’ intera nazione e un intero continente che ha sempre vissuto le tragedie più grandi dell’ intera umanità senza avere paura.  

Probabilmente non si comprendono coloro che per decenni sono uccisi dalla malaria, dal tifo, dal colera, dalla tubercolosi, dall’ AIDS e che comunque ti rispondono alla vita che chiede : ça va aller, ma sœur.

Probabilmente non si possono capire le lentezze degli organismi internazionali che non riescono a trovare un vaccino per nessuna delle loro malattie. LEGGI UN PO’ (https://www.who.int/malaria/media/world-malaria-report-2019/fr/  https://www.epicentro.iss.it/malaria/epidemiologia-mondo)

Probabilmente è difficile convivere con una tranquillità che passa dal sangue alle mani di persone che dalla vita e dagli altri non si aspettano nulla ed è proprio grazie a questo il poco diventa  dono più grande.

Credo che il bello di questo tempo per il mondo sia stato quello di riscoprirsi FRAGILI. NON POTENTI ma semplicemente umani. Chi è abituato a vivere nella fragilità da quando è nato a quando morirà non ha trovato molta novità in questa ennesima pandemia, forse ha trovato più fratelli e sorelle e forse si è sentito meno solo ed emarginato.

La pandemia ha smascherato paure ed incertezze di chi sapeva ed aveva e ha reso più chiari i lineamenti di chi da una vita porta sulle spalle pandemie più devastanti senza perdere fiducia e pace.

C’è una cosa molto bella che tutte le mattine mi accade in questo tempo di quarantena, ricevo una telefonata di un operatore dell ASL che mi chiede: come va?

Che strano, tutti i giorni una voce diversa che con lo stesso tono di attesa e preoccupazione mi rivolge una domanda che entra non solo nel cervello ma va dritto alla vita

Alla mia risposta,  ancora e spero sempre positiva sul mio stato di salute, la voce, leggendo il paese di provenienza, aggiunge: ma come va lì? Come stanno in Africa?

È la prima volta che ascolto questo tono di voce di fratelli fragili che vogliono conoscere altri fratelli ancora più fragili, un tono che mi fa sentire a casa e che mi riempie di speranza e di gioia. Trovo questa novità bella qui in ITALIA che rende l uomo più importante del colore e della stessa fede, che riscopre il valore della vita e di quanto sia bello potersi ritrovare sani e salvi. Sono orgogliosa di essere italiana oggi perché oltre al tutto che non và respiro un’attenzione verso l’altro che per tante ragioni avevamo dimenticato.

sono sorpresa perché siamo lì tutti alla stessa altezza di ferite e speranze e ora lo possiamo dire.

Molte voci ci chiedono cosa abbiamo imparato da tutto questo virus… chi è in grado di rispondere? Penso che s’impari qualcosa se si è disposti a lasciarsi dire qualcosa. Ma anche questa è una scelta. credo che il tempo ce lo farà vedere.

Forse e dico forse potremmo rispondere tutti insieme che abbiamo imparato a chiedere da fragili: come va?

4 pensieri su “Come va?”

  1. Che bell’amica…un onore per me conoscerti,le tue riflessioni colmano gli si della mia vita a cui non riesco a dare un senso.

  2. Ciao Marilda….mi auguro che ci si possa essere ritrovati fragili, che si possa con umiltà chiedere: come và? dopo quello che è successo e sta accadendo ….la realtà però mi fa’ vedere, sentire e odorare rabbia per quello che abbiamo perso, per quello che non abbiamo potuto fare….io dico invece GRAZIE per averci scoperti solidali…..e grazie per le riflessioni che ci allargano il cuore….un abbraccio virtuale e buona permanenza

  3. Come va? La potenza e la bellezza di saper fare le giuste domande al momento giusto. È venuto il tempo di pensare l’Altro pensando all’Altro e per far questo è necessario il dialogo . Per dialogare bisogna sapere e volere ascoltare….con l’arte di fare le giuste domande. Grazie Suor Marilda per la bellissima e toccante condivisione.

  4. Forse. Mi viene da dire che in quel “forse” c’è una verità che non avrei voluto ammettere. Forse la pandemia ci cambierà, si diceva, ma mi accorgo che forse ci ha peggiorati, ci ha incattiviti, ci ha reso più egoisti. Forse non tutti, spero. Bisognerebbe fare tutti la tua esperienza missionaria, magari anche per un mese, per provare a cambiare la prospettiva, per provare a convertirci davvero. Forse

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