Domani GUARITI!

C’é un gesto che spesso mi viene in mente quando non sto molto bene soprattutto quando ho la malaria. Un gesto che faceva mio padre di notte quando puntualmente avevo la febbre alta a causa delle mie tonsille sempre fragili. Entrava nella mia stanza e avvicinandosi al mio letto  mi toccava in collo per vedere se avevo ancora la febbre alta. Io sentivo il suo arrivo ed era per me una grande gioia, era un uomo di poche parole ma di grandi ed indimenticabili gesti.

Quanto mi manca quel tocco perché credo che sia stato per me il momento più bello, più vero e fedele che lui mi abbia donato nella sua vita. 

Ne ho nostalgia in questi giorni in cui molti mi chiedono come stiamo qui, in questo Ciad che ha paura di morire proprio come tutti e forse un po’ più velocemente; in questo Ciad e in questa Africa che non ha ospedali e medicine ma che ha Dio che sicuramente proteggerà i suoi figli « poveri preferiti »

Ne ho nostalgia pensando alla Chiesa che ha deciso di non stare più sugli altari per amore del suo popolo e sceglie di perdonare tutti senza condizioni.

Ne ho nostalgia ascoltando i miei nipoti chiusi in casa da settimane come i tanti giovani che dovrebbero vivere la loro vita con la passione e forza ma si ritrovano ad essere chiusi in quattro mura senza l’ abituale libertà che forse grazie a tutto questo sta diventando un valore non scontato.

Ne ho nostalgia leggendo i numeri dei guariti, dei morti,  dei contagiati che nascondono volti, nomi e storie.

Ne ho nostalgia quando sentì di essere completamente impotente e che la storia sta cambiando senza che tu possa farci nulla.

Ho nostalgia di quella mano che nelle notte vegliava su di me perché vorrei risentirla anche ora anche stanotte e tutte le notti in cui il mio cuore ha paura per i miei cari e anche per chi non ha nulla di uguale a me neanche il colore della pelle, tanto abbiamo capito, almeno spero, che non c’é differenza. 

Ho nostalgia sopratutto perché so che quella mano non é mai andata via, é sempre rimasta lì fino a quando ha potuto.

Da quelli notti di febbre mi sono sempre risvegliata certa che qualcuno mi aveva CURATA. Che strana parola CURARE. Occorre molta umiltà per lasciarsi curare, umiltà e direi anche tanta ma tanta consapevolezza che da soli non ce la possiamo fare.

Ho nostalgia di quella mano ma non vedo l’ ora di gridare già DOMANI …. SIAMO GUARITI!

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