Siamo in guerra

In questo periodo mi risuona come un ritornello: combattere la buona battaglia. Ma cosa significha? Per caritá sto citando un versetto di una lettera di San Paolo non un incitamento politico che ha fatto scena fino a qualche tempo fa. Quindi deduco che se dobbiamo combattere vuol dire che siamo in guerra. Ed è proprio vero mi accorgo che piú si va avanti nella vita e più dobbiamo capire per cosa e per chi dobbiamo combattere.

Ma il problema resta quello di trovare, scovare, le VERE E BUONE battaglie e in qualche modo desistere e quasi ignorare le NON BUONE. Mi viene da pensare che Paolo ci suggerisce quasi di fregarcene (pardon) delle situazioni di guerra che sembrano vuote ed inutili e invece sguainare lance e frecce per le battaglie in cui vale la pena combattere e anche vincere.

Ma a questo punto c’ è da chiedersi cosa fa di una battaglia una COSA BUONA e cosa una COSA NON BUONA e come si fa a capire e quindi scegliere?

La mia Africa come sempre corre in mio soccorso ogni qual volta porto nel cuore un interrogativo diciamo un po’ piu profondo, anche perchè qui con le PROFONDITÁ se ne intendono.

Questa è una terra CRUDA senza veli e pudori, quello che è chiaro è che le persone sono sempre e dico sempre in una situazione che noi definiremmo di BISOGNO. Ma non perchè non vogliono lavorare o sono incapaci ma solo perchè non c’è nulla che li circondi che gli offra possibilitá. E quindi è una terra che combatte contro se stessa come se dentro avesse un malessere che fa talmente parte di lei da non potersene sbarazzare. E allora tutti sono in guerra…. ma oso dire sono in una BUONA BATTAGLIA. Perchè combattono per rimanere in vita, per studiare, per resistere al caldo o alle prime piogge che fanno crollare tutto, combattono per la loro fede appena scoperta e per le loro tradizioni tanto radicate e forti, combattono per la loro lingua che nessuno riconosce nel mondo, combattono per le loro famiglie disperse ma che non si dividono mai. Combattono per coltivare qualcosa che potrá sfamare tutti per l’ intero anno e poi combattono tutti: bambini, giovani; uomini e donne.

Qualche giono fa la mia consorella mi ha raccontato un chiaro esempio di battaglia. Due bambini tra i 5 e i 6 anni hanno atteso per tutto il tempo la caduta di due grossi rami pericolanti dinanzi casa nostra. Un’attesa trepitante, infatti non appena sono caduti al suolo, i due piccoli taglialegna si sono precipitati sul bottino conquistato e hanno a mani nude iniziato a mettere insieme le fascine di legna. Un lavoro per delle mani cosi piccole un po faticoso, direi, ma nella normalitá e nell’ indifferenza di tutti hanno continuato il loro ambizioso progetto. Quando la suora ha chiesto cosa avrebbero fatto di tutto il raccolto, hanno risposto: ‘Portiamo la legna a casa da nostra madre serve per mangiare.’

Credo spesso che le battaglie non buone ci rubano tempo e forze ci tolgono vita, sonno e forse ci fanno andare anche dal medico la cosa peggiore è che spesso ci derubano anche della gioia. Occorre, perciò andare a scuola, ritornare sui banchi per rendersi conto cosa sia opportuno e cosa no se volete potete venire ad un MASTER di alta specializzazione in BUONE BATTAGLIE qui in Ciad… ci sono due professori di 5 e 6 anni e vi assicuro sono bravissimi.

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