Ma chi ce lo fa fare?

Tutte le volte che esco di casa per un qualsiasi motivo devo per forza percorrere l’unica strada asfaltata che abbiamo nella nostra città. Non ci sono marciapiedi e per questo tutti, uomini, donne, bambini ed animali camminano proprio sul ciglio della strada sia sulla destra che sulla sinistra. Tutte le volte che esco di casa e imbocco la grande strada, centinaia di donne, che vengono chissà da dove, con in testa pesantissimi fardelli da portare magari al mercato per riuscire a guadagnare qualcosa. Sembrano modelle per come camminano con disinvoltura e con disarmate eleganza. Chissà quanta strada hanno fatto e chissà quanto lavoro hanno già dovuto vivere. Sfilano le mie modelle e io mi chiedo : ma chi ce lo fa fare?

di Claudia Colaninno, psicologa

Chissà quante volte ci sarà capitato di farci questa domanda. Carica di tutto il peso di un momento, un periodo, una esperienza, un vissuto. Improvvisamente tutto appare senza senso e prende il sopravvento il disorientamento. A questo, poi, solitamente segue una fase di immobilismo. E ci si ferma. “Ma chi ce lo fa fare?” Accade quando ciò che viviamo ci sembra superare le nostre forze,le nostre risorse, anche se di queste ultime, spesso, siamo inconsapevoli. Ed è proprio da questa inconsapevolezza che scaturisce la disarmante convinzione di aver “sbagliato strada”, di dover cambiare la rotta, o, semplicemente di non sentirsi capaci di procedere.
Quando tutto questo capita agli altri ci risulta più facile ergerci a consiglieri, saggi dispensatori di proposte, ricette e soluzioni, quando invece i protagonisti di questo momento di stanchezza siamo proprio noi può sembrarci non facile riprendere il cammino. Un peso che sembra non più sopportabile.
Una scelta che richiede più impegno di quanto avremmo potuto immaginare. Una situazione che ci interroga dal di dentro.
Una relazione non più vissuta e condivisa ma trascinata e sfilacciata.
Tante, forse troppe, sono le occasioni che possono portarci a sentirci stanchi, piccoli e impotenti di fronte a ciò che un tempo invece avevamo scelto, voluto, sognato, desiderato.
Cosa abbiamo perso di fatto?
Cosa ci porta a farci quella fatidica domanda di senso:chi ce lo fa fare?
I grandi “maestri di senso”, penso a Viktor Frankl in questo momento, ci hanno insegnato con la loro vita che lì dove le situazioni appaiono ineluttabili e sembrano privarci della nostra libertà, all’uomo rimane la possibilità di scegliere l’atteggiamento con cui vivere quella determinata situazione.
Quindi stando a questa testimonianza, la domanda “ma chi ce lo fa fare?” È proprio la dichiarazione del “non sapere più cosa fare”, non sapere quale atteggiamento assumere,incapacitandosi quindi a voler procedere e scegliere.
È la volontà che sembra cedere il passo alla stanchezza.
La stanchezza che pervade fino a logorare la motivazione iniziale.
Quella motivazione nella quale ci sentivamo realizzati, che aveva dato la spinta e soprattutto la gioia di essere. E ci sentivamo vivi!
Ecco quindi che quella domanda porta con sé anche tanta amarezza, delusione, tristezza.
Dove è finita quella pienezza di vita iniziale?
Sotto cosa abbiamo seppellito l’originaria “voglia di fare”?
Queste domande potrebbero aiutarci a riflettere in modo più produttivo, più fertile… per aiutarci a rinnovare la forza e la volontà di sop-portare determinati momenti per arrivare poi a “portarli”.
Portare con noi il peso, l’impegno, la responsabilità di una scelta, di un vissuto, significa, infatti, non negarlo, né subirlo bensì essere consapevoli che solo integrandolo nella propria vita possiamo sentirci completi e pienamente noi. Tutto, ma proprio tutto, in fondo è “su misura” per le nostre spalle.
Anche i momenti di stanchezza e debolezza.
A volte sono proprio passaggi obbligati per verificare e riaccendere la motivazione. Dobbiamo solo imparare a vederli e viverli come tali,non in senso assoluto.
“Portare con noi” richiede tanto equilibrio, soprattutto quando vorremmo “non dover portare”, necessitá di perseveranza, di un procedere prudente, cauto che guarda in avanti e che vede nella meta il suo unico senso di esistere e il premio più grande. “Portare con noi”. Richiede anche un po’di fiducia.
Rimane infatti una ultima domanda, forse la più importante: ma CHI ce lo fa fare?
Consapevoli che non siamo MAI soli ma in compagnia di un “Chi”…che ci aiuta sempre a “fare” e soprattutto ad “essere”, se ci affidiamo, riscopriremo in noi quelle forze inaspettate di cui abbiamo bisogno.

6 pensieri su “Ma chi ce lo fa fare?”

  1. Claudia e suor Marilda, le vostre riflessioni sono la risposta a quello che sempre più spesso vediamo accadere nella nostra società : arrendersi alla prima sconfitta. In una relazione matrimoniale, nello studio, nella ricerca di un lavoro, nella crescita personale verso l’autonomia. Scegliamo la strada più facile, che però è quella che ci lascia più vuoti e ci fa fermare. Per andare avanti con dignità e soddisfazione invece bisogna camminare come le modelle nella foto. …grazie per i continui spunti di riflessione! !!

  2. In questo periodo particolare che mi ritrovo, decisioni importanti da prendere il Chi mi ha mandato questo messaggio tramite una cara amica ignara di quanto prezioso è stato il suo gesto……
    Grazie a voi e buon cammino.

  3. Parole sante che ci danno la misura delle motivazioni che ci spingono ad andare avanti,convinte che la forza ci viene sempre da quel Chi.
    Grazie di cuore e con tantissimo affetto a Suor Marilda e alla psicologa

  4. Chi ce lo fa fare? Io credo l’amore. L’amore per la vita e quindi per se stessi, per gli altri, per la natura, per Dio. L’amore credo sia una strada a doppio senso: se dai ti ritorna; se agisci con impegno, semplicità, voglia di dare il meglio di te stesso vivi nella pace, ti senti appagato, riesci a superare quel senso di sconfitta che alcune volte la vita porta con sé. Bisogna, secondo me, imparare a vivere con ottimismo, con la certezza che il buio porta in sé la luce e che ogni giorno è un regalo. una nuova opportunità. Uno sguardo semplice e luminoso, quello dei piccoli, dei giovani, di chi ha bisogno di te sono il carburante del nostro impegno. Grazie

  5. Chi me la. Fatto fare il matrimonio le figlie ecc gli avv i tribunali,siamo distanti dalla chiesa e tanto peccatori che Dio ci perdoni si sta sbagliando ,,,,,,,,e non siamo alla fine ma all’inizio della strada speriamo in Dio misericordioso.

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